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Il racconto di Gaia Vay ha vinto l’edizione 2018 del concorso Notti Nere Junior, indetto dalla Libreria Terme di Acqui Terme

 

DELITTO IN LIBRERIA

di GAIA VAY (classe 2A)

 

La signorina April Yeck era una ragazza sulla trentina. Era una persona dai modi gentili e pacati, bassa, non troppo magra ma neanche troppo paffuta.

Era studiosa e amava molto la storia. Le piaceva il buon cibo e quale posto se non l’Italia le avrebbe potuto concedere una vacanza indimenticabile?

Aveva deciso per Acqui, una cittadina del Piemonte poco frenetica  ma molto vivace. Non solo aveva scelto questa cittadina per i ravioli e il vino, ma anche per l’altra sua grande passione, la storia. Acqui, infatti, è un concentrato di avvenimenti storici e di antiche popolazioni.

La civiltà romana, in particolare, regalò infatti alla cittadina mosaici, case e terme sotterranee; per non parlare dei sontuosi archi dell'acquedotto.  

April era appena arrivata nell’appartamento che aveva prenotato e non poté fare a meno di notare che quel piccolo bilocale, per quanto potesse essere modesto e di piccole dimensioni, era davvero grazioso e curato: la carta da parati era perfettamente aderente ai muri e sul parquet non c’era neanche un granello di polvere.

Le pareti erano ricoperte di piante e cartine  su cui c’era stampato a carattere cubitali “Aquae Statiellae”, l'antico nome romano della cittadina..

In tutte le stanze si trovavano decine di cartine, da quelle disegnate a matita, con tutti i minimi particolari, a quelle stilizzate, a quelle scaricate da Internet. Per non parlare poi di tutti gli articoli di giornale che parlavano di ritrovamenti di suppellettili, gioielli o mosaici risalenti al periodo romano. Un appartamento a prova di turista!

Sistemate le valigie, April, da brava inglese, tirò fuori la sua inseparabile teiera e mise a bollire l’acqua. Le piaceva il the classico, senza troppi fronzoli o aromi particolari. Amava quel retrogusto amarognolo che le lasciava in bocca. Prese quindi una tazza, la sciacquò e ci versó dentro l'acqua bollente insieme alla sua bustina preferita. Sistemò la tazza sul tavolino e, prima di accomodarsi, si legò i lunghi capelli ondulati. Non le piaceva affatto l’idea di trovarsi un capello dentro la tazza di the, nel momento per lei più rilassante della giornata.

In una giornata così piovosa e buia, nel bel mezzo del mese di novembre, una tazza di the era l’ideale, specialmente se accompagnata da uno scoon londinese. Purtroppo in Italia questi biscotti non si trovano molto facilmente, così si accontentò di un paio di canestrelli.

Effettivamente ad April piaceva evadere dalla frenetica e grigia Londra, quando quella noiosa e monotona concessionaria di automobili le lasciava una settimana di ferie.

Per lei fare un viaggio era come una ventata d’aria fresca anche se, in fondo in fondo, la sua cara vecchia Londra dopo un po’ le mancava.

Sorseggiando la sua tazza di the quotidiana, accese la televisione e, dopo cinque minuti di zapping tra programmi di cucina, serie tv e reality, si sintonizzo sul telegiornale.

Il suo italiano non era perfetto, ma riuscì a capire comunque. “E ora le notizie dell’ultim’ora” diceva la telegiornalista. “Linea a te, Mariangela” “Sì, ecco siamo qui ad Acqui Terme, in provincia di Alessandria. È stata da poco derubata la Banca d’Alba di Acqui” continuò.

“ È stata scassinata la porta con un piede di porco e sono stati rubati all’incirca 50.000 euro” aggiunse l’inviata. “Linea allo stud...”.

Non finì la frase che April spense la televisione. Ripensò a quella notizia e alle macchine della polizia con le sirene accese. Le sembrò quasi di sentirle e… infatti le sentiva sul serio!

Si fiondò alla finestra e vide persone ovunque che si agitavano. Nonostante lei fosse al terzo piano riusciva a sentire chiaramente i poliziotti che urlavano nei megafoni: “State tutti calmi! Non preoccupatevi!”

Ma come era possibile restare calmi, per tutti gli inquilini di palazzi e case vicine, con dei ladri che si aggiravano nei dintorni a piede libero?

Non si poteva. Chiunque si sarebbe preoccupato, nella stessa situazione. Si vedeva chi schizzava da una parte all’altra per chiedere aggiornamenti, chi si rintanava in casa serrando le imposte o chiudendo il chiavistello, chi dava frettolosamente decine di giri di chiave o chi manteneva la calma, ma una calma finta, quasi recitata.

Dopo qualche ora di pettegolezzi e spaventi, le acque si calmarono e April decise che era ora di andare a visitare qualche posto.

Si vestì in modo elegante ma al tempo stesso comodo. Questo era uno stile che a lei piaceva, perché poteva sembrare ordinata e perfettamente acconciata senza però dover rinunciare ad abiti confortevoli. Optò per un paio di pantaloni a palazzo abbinati ad una camicetta a fiorellini rosa. Ai tacchi non riuscì a rinunciarvi poiché li portava bene e ci saliva sopra come fossero scarpe da ginnastica. Scelse la borsa da prendere e cominciò a visitare Acqui. Aveva sentito parlare molto bene della "Libreria Terme", decise allora che quella sarebbe stata la sua prima tappa.

A lei piacevano molto i libri, fin da piccola li aveva sempre apprezzati e non voleva perdere l’occasione di rivivere momenti che risalivano alla sua infanzia, come quando alle elementari si sbrigava a finire i compiti per fiondarsi in libreria e rimanervi per tutto il pomeriggio, divorando le pagine di  un libro dopo l’altro, fin quando la mamma non le diceva di tornare a casa per la cena.

Chiusa la porta del suo appartamento, si incamminò.

Rimase colpita dalle mille viuzze che dovette attraversare, ma soprattutto dai meravigliosi portici che incorniciavano ristoranti, bar e negozi, fin quando un agente della polizia la fermò, facendo scomparire tutti i ricordi e le emozioni che quel posto le stava suscitando.

“ Mi scusi, signorina, ma sono obbligato a fermarla qui. Mi dispiace ma devo impedirle di andare oltre” affermò con decisione il poliziotto.

“Ma per quale motivo?” chiese April. "Guardi signorina, non sparga troppo la voce, ma si dà il caso che nella libreria Terme sia stato trovato un cadavere…" rispose quello.

April rimase basita. Insomma, una sfortuna dopo l’altra! Non aveva mai provato una sensazione simile, ma le sembrò simile a quel vago senso di disagio, insicurezza e quasi paura che senti quando, nel buio, scendi le scale e, non accorgendoti che sono finite, cerchi di scendere un altro scalino mentre sotto al piede ti ritrovi il pavimento della stanza di sotto.

Quel senso di impotenza e dispiacere per il fatto che sia successo qualcosa di terribile mentre tu non c’eri e che, arrivando poco prima, avresti potuto impedire.

April amava molto i gialli, ma non avrebbe mai voluto trovarcisi dentro. Comunque non si sarebbe fatta fermare.

Ringraziò l’agente e, mentre nessuno la osservava, sgattaiolò dentro. Dopo essersi nascosta in un punto dove non l’avrebbero notata, si prese un attimo per guardarsi attorno.

La libreria non era enorme, i libri erano tutti impilati e ammucchiati non si sa bene con quale criterio, ma questo apparente disordine le piaceva. Questa libreria non era come tutte le altre, infatti aveva una parte soppalcata a cui si accedeva tramite una scala. Il tutto era incorniciato da colonne di granito. Il soffitto era basso, ma con delle meravigliose decorazioni dorate.

Vi si poteva trovare ogni sorta di libro: dai fantasy alla cucina, dai romanzi storici ai manuali sulla stregoneria e dai dizionari ai libri per bambini. Per non parlare dei thriller, gli horror e i romanzi rosa. C’era anche un meraviglioso ballatoio decorato con fiori in ferro battuto.

Nella mischia di tutti quei libri, c’era un uomo alto e piuttosto paffuto che parlava tra i singhiozzi agli agenti: “Io...io n-non so come sia p-p-po-potuto succedere, io... ero qui e... e... ho-ho aperto la libreria e... e... e lui e-era l-l-li e... e c’era una bottiglia e... le labbra violacee... e... agente, la prego, mi aiuti!” e scoppiò a piangere.

L’agente, con freddezza, rispose: “Non si preoccupi signor Parodi, faremo il possibile per scoprire che cosa gli è accaduto”. L’uomo cadde in singhiozzi ancora più sofferenti e sonori, ma l’agente non si scompose e continuò a svolgere le sue indagini.

In poco tempo arrivarono i poliziotti della scientifica e prelevarono dal ballatoio il cadavere: aveva le labbra viola, quasi nere, tipiche dell’avvelenamento.

April non riuscì a vedere molto, ma una sola cosa la colpì: nella mano destra aveva una moneta riposta in una bustina di plastica.

Nei giorni successivi ad Acqui Terme non si parlò d’altro. Affacciandosi al piccolo balconcino del  bilocale April riuscì a sentire due signore che si scambiavano opinioni al riguardo: “Sai Patrizia, hanno analizzato il corpo del libraio Bocchio e hanno scoperto che è morto per avvelenamento. A causa dell' arsenico, dicono…”.

April non sapeva se crederci o no, allora decise di fare colazione nel bar vicino alla libreria per scoprire qualche informazione. Pensò che lì, probabilmente, ne avrebbero saputo di più.

Si vestì con il solito stile, elegante ma comodo, prese i soldi per pagare un caffè e una brioche e si avviò verso il bar. Era un baretto carino, semplice ma d’effetto, con una vetrinetta dei dolci molto invitante.

“Un cappuccino e una brioche alla marmellata, per favore” chiese al barista. Lui era un uomo piuttosto alto, magro ma non troppo, che April trovò molto attraente.

Mentre si godeva il suo croissant, la ragazza chiese: “Mi scusi per la domanda, ma lei ne sa per caso qualcosa sull’avvenimento di ieri?” “Guardi, non sono molto informato, ma pare che si sia suicidato con l’arsenico” rispose. Poi continuò: “Era comprensibile, comunque… Era un ragazzo con moltissimi debiti a causa di suo padre, un ubriacone ludopatico che ha speso l'impossibile in alcol e macchinette. È mancato qualche tempo fa e ha lasciato il figlio con una marea di obblighi… non mi fraintenda ma… c’era da aspettarselo.”

E poi sussurrò “Secondo me, per ciò che ho sentito, è stato lui a rapinare la banca. Insomma, chi se non lui avrebbe avuto bisogno di soldi? Io credo che si sia tolto la vita anche perché una rapina in banca, con tutte quelle telecamere...insomma... non ci vuole molto tempo prima che ti scoprano. Comunque, non ne faccia parola con molti… questi sono solo pettegolezzi che girano per la città e finiscono sulla bocca di tutti ma… non ci dia troppa importanza perché non si sa neanche se siano vere".

April pagò e ringraziò il barista e si riavviò verso il suo appartamento quando… “Polizia! Polizia! Una prova! Ho una testimonianza!” sentì gridare alle sue spalle. Era un netturbino che correva verso la centrale di polizia urlando a squarciagola di avere una prova.

In centrale il commissario Cassinelli era pronto a sentire la testimonianza. “E così signor...” “ Bellati” continuò il netturbino. “Bellati, è convinto d’avere una prova?” “Certo commissario. Guardi qui" disse indicando compulsivamente il foglio “l’ho trovato nella spazzatura e mi ci è caduto l’occhio sopra. É una lettera dalla banca che attesta che il libraio Bocchio doveva versare un enorme somma di denaro e che, se non l’avesse fatto entro poco tempo, gli avrebbero espropriato la casa. L’ho trovato per caso nella spazzatura”.

Lo sguardo del commissario si fece più interessato e scemò leggermente quello strano senso di intolleranza verso il prossimo che dominava costantemente i suoi occhi.

La stanza della centrale era piuttosto spaziosa ma poco utilizzata. C’era una vecchia segretaria pesantemente truccata che teneva in mano un the caldo preso alla macchinetta ma c'era ben poco movimento lì dentro.

Le pareti erano grigie e piene di crepe e macchie. Sembrava che l’intonaco potesse cascare da un momento all’altro e la luce  che proveniva dall'unica plafoniera al centro del soffitto era scarsa.

Il signor Bellati e il commissario Cassinelli si guardarono per un attimo negli occhi, poi il commissario attaccò: “Le sue prove sono molto convincenti ma… mi deve spiegare una cosa” gli occhi di Bellati si spensero e diventò pallido tutto d’un colpo “Mi dica” rispose. Poi deglutì. “Una fonte anonima ha rivelato che lei è stato visto verso le 24 di ieri notte uscire dalla libreria Terme infuriato e che l’hanno sentita discutere di soldi. Con Bocchio suppongo…”.

Il commissario guardò il netturbino con lo sguardo di chi quasi prova piacere a vedere altri in difficoltà. “Quella vecchiaccia malefica” pensò Bellati “ non si fa mai gli affari suoi! Che vada all’inferno!” Poi cominciò a sudare e rispose mestamente: “Sì, lo ammetto, abbiamo discusso. Suo padre mi doveva dei soldi che non mi ha mai ridato. Ma ora mi servono e stavamo discutendo per quello. Ma mai ucciderei una persona. Mai, glielo giuro commissario, mai!”

“É bravo lei, Bellati, con le parole. Ma qui contano i fatti. È in arresto per omicidio e ha il diritto di rimanere in silenzio, ma ogni cosa che dirà, sarà registrata e potrà essere usata contro di lei. Ora faccia il bravo e mi dia i polsi che la porto nella sua cella".

April aveva sentito tutto. Si era messa vicino alla finestra e non si fece sfuggire nulla. Subito dopo varcò il portone correndo un ragazzo alto e robusto, con la barba e lunghi capelli molto mossi, quasi ricci. Entrò in centrale e urlò: “Nooo! Bocchio! Dov’è?! Commissario, la prego, mi dica che è ancora vivo!" "Scusi, ma lei chi diamine è?! Come si permette di entrare strillando nel mio studio?!" tuonò il commissario. Nel mentre era entrata anche April. “ Mi scuso commissario, sono Roberto Morando. Guido lo scuolabus per le scuole elementari". Mentre tirava fuori la carta d’identità fece cadere una bustina di plastica. Allora April scese gli scalini della centrale e corse a perdifiato fino al bar.

Chiese al barista: “Tu sei...” “Simone” “Okay Simone, mi devi aiutare. L'autista dello scuolabus, la moneta, il veleno, ora capisco tutto. È lui l’assassino!” April parlò un po' troppo forte e, nel mentre, l'autista entrò nel bar. "Bene, bene, bene. Quindi qui abbiamo un piccolo Padre Brown e una piccola Miss Marple eh? Ottimo. Vediamo cosa investigate su questo!”

Prese April per la gola e minacciò Simone di ucciderla se avesse reagito. Poi la sbattè brutalmente sullo scuolabus e partì a tutta velocità.

“ E allora? Se Simone avesse reagito mi avresti soffocata o mi avresti avvelenata con l’arsenico come hai fatto con il libraio eh?” “”Allora sei davvero una piccola Miss Marple, vedo” “Dimmi cosa hai fatto a quel povero ragazzo?!” “Ora posso raccontartelo, visto che stai per fare anche tu la stessa fine, sai? Ma da dove cominciare? Oh, certo ho rapinato una banca perché ho bisogno di soldi. Non ci guadagni niente a guidare uno stupido scuolabus per dei marmocchi! Solo che, dopo aver finito la rapina, Bocchio mi ha visto. Sapevo che mi avrebbe detto di costituirmi e allora ho deciso di fargli un regalino: ho preso un’antica moneta, delle quali il libraio Bocchio era un appassionato collezionista, e l'ho ricoperta con l’arsenico. Sai che ne bastano 60 mg per eliminare una persona? Quindi, arrivato in libreria, lui ha preso la moneta in mano e il veleno gli è rimasto sulla pelle e si è sciolto col sudore. Le mani lo hanno assorbito e… bhe, non c’è voluto molto prima che lo mettessi a tacere per sempre…” e scoppiò in una sonora risata.

April non ci pensò due volte e ribatté: “E se io mettessi a tacere te?". Prima che l'autista potesse accorgersene, una fila orizzontale di macchine della polizia gli sbarrò la strada. Il guidatore partì brutalmente e lo scuolabus si cappottò. Rimase bloccato dentro fino a quando la polizia non aprì lo sportello e lo ammanettò l'uomo. “Maledetta! Te la farò pagare!" sbraitava.

Ma tanto, ormai, nessuno poteva più minacciarla.

La sua vacanza non si era svolta esattamente come aveva sperato ma… una bella distrazione dalla monotonia se l’era presa. Ora April poteva tornare al suo the pomeridiano accompagnato dagli amati scoons londinesi. Già...era riuscita a scovare anche quelli in quella cittadina piena di risorse! 

 

 

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